
Il borgo di San Giovanni d'Asso si presenta raccolto attorno
a un castello situato in posizione elevata, a dominio della vallata
sottostante. Questo nucleo abitativo prende il nome di "Borghetto"
e costituisce la parte più antica della città.
Castello di S.Giovanni d'Asso
Posto sopra un colle a 310 metri di altezza, l'antico castello
domina da una balza di creta digradante sul versante destro valle
del torrente Asso e il centro abitato, bel borgo medievale. Il sito
fu per primo abitato dagli Etruschi e nel Medio Evo divenne feudo
di vari funzionari imperiali di stanza in Toscana [famiglie dei
Paltronieri di Forteguerra, Scolari, Ardengheschi di Civitella]
e oggetto di contese fra i Vescovi di Arezzo e Siena fino al 1178,
anno in cui fu riconosciuta sul castello l'alta sovranità del comune
senese.
L'area dove sorge il nucleo fortificato è chiamata 'Borghetto'.
La sua costruzione fu eseguita in più fasi fra il 12° e il 14° secolo
su disegno originale di Agostino e di Agnolo di Ventura, architetti
senesi. A partire dal 1200 San Giovanni d'Asso stato dimora di numerose
famiglie signorili senesi [Buonsignori, Salimbeni, Petroni che nel
1313 intrapresero importanti lavori di ampliamento], e poi 'grancia'
[nome che definisce le possenti fattorie fortificate con fossati,
ponte levatoio, cantine, cisterne, frantoi nate per resistere agli
assedi e proteggere i raccolti in essa conservati] dello Spedale
di Santa Maria della Scala di Siena, a conferma dello stretto legame
storico con la sede dell'ex repubblica. Dal 15° secolo Siena esercitò
il dominio diretto su San Giovanni d'Asso.

Il castello si compone di un vasto edificio rettangolare,
interamente in cotto con base fortemente scarpata, dall'aspetto
di un palazzo signorile più che di un castello vero e proprio, similitudine
accentuata dalla scomparsa quasi totale, ad eccezione di scarsi
resti presenti sul fronte meridionale, della merlatura che un tempo
lo coronava. La facciata principale è caratterizzata da una serie
di ordini di monofore e bifore, alcune ancora perfattamente integre
con la colonna centrale in marmo, di stile sia gotico sia romanico.
Bello il cortile interno con loggiato, al quale si giunge attraverso
un percorso in forte pendenza con copertura a volta collegato agli
unici due ingressi al castello: la porta principale posta vicino
all'angolo di nord-ovest e la postierla posta sul fronte opposto,
dal lato della piazza del nucleo antico del paese. Addossato al
castello sorge il borgo che conserva ancora qualche traccia delle
mura urbiche e una torre d'angolo.
Il complesso è stato riaperto al pubblico nel 1999 dopo anni
di restauri, non ancora del tutto terminati. Il consolidamento e
recupero del castello sono stati concentrati in particolare sulla
parte nobile dell'edificio, oltre che sulla fortificazione strutturale.
È stato il vasto salone interno, impreziosito da uno splendido camino,
ad essere stato oggetto delle maggiori attenzioni, che hanno riportato
alla luce parte degli affreschi di Ventura Salimbeni, coperti in
epoche precedenti.
Il Castello è oggi un polo espositivo e ospita, nel mese di
novembre, la nota Mostra Mercato del Tartufo Bianco delle Crete
Senesi.
Nei sotterranei del Castello è allestito il "Museo del Tartufo",
nel quale è possibile ammirare diversi esemplari di tartufo particolarmente
notevole e conoscere la storia di questa affascinante prelibatezza.

Scendendo più a valle si raggiungere la Chiesa di San Pietro
in Villore, la cui costruzione avvenne tra i secoli XI e XII. L'edificio
religioso presenta una facciata romanica e al suo interno è possibile
ammirare una cripta a tre navate.
La piazza
San Giovanni d'Asso, piccolo centro appena a sud di Siena,
ricco di casali, borghi e castelli, è un ponte naturale tra le Crete
e la Val d'Orcia. In questo luogo, raro esempio di connubio armonico
tra natura e impronta dell'uomo, è stato inaugurato, il 13 novembre,
il primo museo italiano del tartufo. Scenario di questo intervento
i sotterranei del trecentesco Castello di San Giovanni. In tutto
250 metri quadrati suddivisi in quattro nuclei espositivi. "Il tartufo
e i sensi" è l'incipit per la parte del percorso che ne sottolinea
tutte le sensazioni. Il tartufo è conosciuto fin dai tempi più antichi.
Plutarco azzardò l'affermazione alquanto originale che il "Tubero"
sia nato dall'azione combinata dell'acqua, del calore e dei fulmini.
La scienza unita alle credenze popolari coprirono il tartufo di
mistero al punto che non si sapeva definire se fosse un pianta o
un animale. Venne anche definito cibo del diavolo e delle streghe,
per il suo odore sulfureo. Nell'Eurora del secolo passato, il tartufo
veniva chiamato "aglio del ricco" sia per il suo sentore agliaceo
e sia perché si poteva trovare solo alla mensa dei ricchi. Il conte
Camillo Benso di Cavour utilizzò il tartufo come mezzo diplomatico.
Gioacchino Rossini lo definì il "Mozart dei funghi" e lord Byron
lo teneva sulla scrivania: pensava che il suo profumo ne aumentasse
la creatività. Ai giorni nostri il consumo dei tartufi, prezzo permettendo,
è in costante aumento per le persone sedotte dal gusto di questo
"diamante della tavola".